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Un itinerario al mese......

10.11.2010

E’ abbastanza complesso racchiudere in poche righe la lunga storia di questa antica città che oggi conta circa 50.000 abitanti.

I primi abitatori delle “terre de la Cava” furono i Tirreni, una tribù nomade di origini Etrusche; le testimonianze della loro presenza sono oggi custodite nell’Antiquarium civico e nel Museo della Badia Benedettina. Altre fonti  raccontano che i primi abitatori furono gli abitanti della costa Salernitana che si rifugiarono nell’entroterra per sfuggire alle frequenti scorrerie dei predoni.

L’origine del nome di Cava è molto discusso. Secondo alcuni trae la sua etimologia da cavea, l'antico anfiteatro: vallata circondata da monti.   Secondo altri il nome Cava significa "grotta" e deriva dalla presenza di alcune grotte, la più nota è quella detta "Arsicia", dove fu fondata l'Abbazia Benedettina della Santissima Trinità. Altra ipotesi è la derivazione da Caba, riferita alla via Caba che, buia e densa di vegetazione, collegava Salerno a Napoli già nel Medioevo e percorreva tutta la vallata. Via che viene chiamata, nei tempi d'oggi, anche “la piccola Svizzera”. L'appellativo de' Tirreni dato alla città di Cava si deve all'identificazione, ancora oggi molto discussa, del territorio con l'etrusca Marcina citata da Strabone. Esso fu attribuito il 23 ottobre 1862 da Vittorio Emanuele II di Piemonte, col Regio Decreto n. 935. 

In epoca romana fu luogo di villeggiatura dei nobili, resti di templi e di ville appartenute probabilmente alla Gens Mitilia (I – II sec. d.C.) furono ritrovati negli antichi villaggi di Vetranto e S. Cesareo.  Altri resti di epoca romana furono rinvenuti in diverse zone del territorio, soprattutto nella zona settentrionale, al confine dell' insediamento romano di Nuceria Alfaterna.

Fu abitata dai Longobardi, la cui civiltà é tuttora testimoniata da una serie di antiche Torri costruite per il Gioco dei Colombi e per numerosi  toponimi, risalenti ai tre secoli di dominazione longobarda (secc. IX-XI).

Nel 1011 fu fondata l'Abbazia Benedettina della SS. Trinità.
L'Abate San Pietro I (1079-1123) fondò ed edificò nell' XI secolo a ridosso del Cenobio Benedettino il villaggio di Corpo di Cava, protetto da alte mura e bastioni; in pratica il primo insediamento moderno della città di Cava.
Nel XIV e XV secolo si sviluppò il Borgo Scacciaventi, notevole esempio di centro commerciale dell’epoca, caratterizzato da una via fiancheggiata da portici e da storici palazzi porticati.
Una strada di una "perfetta regolarità", come scriveva Eduardo Gauthier Du Lys D'Arc nel suo "Voyage de Naples á Amalfi" (Paris 1829).

Il 7 agosto del 1394, il Papa Bonifacio IX, con una propria bolla, elevò "le terre de la Cava" alla dignità di città. Nacque allora il toponimo “la Cava”, denominazione che solo dopo l'unità d'Italia, a seguito di un referendum cittadino, fu modificata nell' attuale “Cava de' Tirreni”.

Dopo la grande guerra (1915-1918) il territorio di Cava de' Tirreni viene riconosciuto "Stazione di Soggiorno e Turismo".

Cava de' Tirreni é luogo di turismo selezionato: offre cultura, storia, architettura, arte, ambiente, boschi ameni e verdeggianti colline a ridosso del mare, escursioni in montagna ed itinerari fra il verde e il mare.

Numerosi gli illustri turisti che a partire dal 1700 visitarono la città restandone incantati;  tra questi i pittori napoletani dell’ottocento che ritrassero gli splendidi scorci panoramici arricchiti dalla lussureggiante vegetazione e da sfondi marini. Visitarono la città di Cava, anche importanti personaggi del tempo come Goethe e Kniep (1787), Hackert (1792), Bourgeois (1804), Wan Day (1820), Coignet (1821), R. Keppel Crafen (1821), Lady Blessington (1823-26), Muller (1829), Vanderburch (1833), John Ruskin (1841) ed altri ancora. 

Il 27 aprile 1799 Cava mantenne fede al suo titolo di fedelissima schierandosi contro la Rivoluzione napoletana e affrontando le milizie francesi. A Pagliarone, località a nord di Cava, le truppe francesi furono fermate in una cruenta battaglia.

Nel corso dell'Ottocento la floridezza della città fu colpita da una profonda crisi, in quanto la produzione tessile, che fino ad allora era stata uno dei cardini dell'economia cavese, fu messa in ginocchio dall'introduzione delle "macchine" nelle fabbriche impiantate a Salerno. A risollevare la popolazione dalla miseria in cui era caduta fu la coltivazione e la lavorazione del tabacco.

Tra la fine dell'Ottocento e il principio del Novecento Cava, che già nel passato era stata meta di illustri visitatori, vide consolidata la sua fama di centro di villeggiatura, attirando per la bellezza del paesaggio, eternata dal pennello degli artisti della cosiddetta Scuola di Posillipo, e per la salubrità del clima.

« Questo è certamente il migliore degli scenari per lo studio della pittura paesaggistica; la natura non potrebbe essere meglio predisposta per ispirare l'immaginanzione »
(Henry Swinburne)

La città cambia volto, viene costruito un teatro, vengono creati viali alberati, nuove strade e un "giardino delle delizie" abbellisce il centro urbano. La città viene menzionata su guide turistiche internazionali, come la famosa Guida Hachette, "Italie du Sud" del 1869, che dedicava a Cava quasi un'intera pagina, iniziando la descrizione con la famosa frase del Valery:

« La Cava est une vallée suisse avec des oliviers, la mer et le soleil de Naples »
(Paul Valéry)

Nel 1806, Vietri e Cetara furono staccate dalla città di Cava, che perse il diretto contatto con il mare.

Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Salerno del Regno delle Due Sicilie.

Nel 1845, presso la Manifattura dei Tabacchi, ebbe inizio la lavorazione del tabacco da naso, che, nel 1871, passò a tabacco da fumo.

Nel 1857, sotto il regno di Ferdinando II di Borbone delle Due Sicilie, venne inaugurato il tratto ferroviario Nocera_Inferiore-Cava.

La seconda guerra mondiale

Nel 1943 anche Cava conobbe l'orrore dei bombardamenti, vide le sue strade attraversate dai carri armati e vari ponti distrutti (compreso, anche se per fortuna solo parzialmente, il cinquecentesco ponte di San Francesco), visse momenti di tragedia e di sangue. Circa seimila civili trovarono rifugio nell'Abbazia benedettina e si temette per la vita dell'Abate e del Vescovo di Cava, tratti in arresto dai tedeschi. All'apparire dell'alba del 10 settembre gli alleati erano arrivati alle porte di Cava ed una loro pattuglia ebbe un primo scontro a fuoco con i tedeschi sul ponte di San Francesco. Una camionetta inglese entrò perfino nell'abitato e distribuì sigarette e cioccolata. La popolazione abbandonò il Borgo e si rifugiò in massa nella Badia dei Benedettini o si sparpagliò per la campagna riparandosi nelle case coloniche.

Prima di abbandonare Cava, i tedeschi provvidero a far saltare il ponte di S. Francesco sulla strada Nazionale e il ponte sulla ferrovia presso Villa Alba, allo scopo di ritardare l'avanzata degli anglo-americani, i quali però in poche ore buttarono un ponte di ferro e legno sul ponte S. Francesco ristabilendo immediatamente la comunicazione con Salerno, mentre per l'avanzata dei loro carri armati si servirono della strada ferrata che i tedeschi non avevano toccata. Il 28 settembre la battaglia di Cava era conclusa e gli Alleati, procedendo verso l'Agro e superandolo, dopo tre settimane di combattimenti, alle ore 9.30 del 1º ottobre ‘43, entrarono a Napoli: l'operazione Avalanche era conclusa. Nei venti giorni che durò la battaglia su Cava, si contarono oltre seicento morti tra la popolazione civile. La spontanea reazione di altra parte della popolazione alle truppe tedesche incominciò non appena queste occuparono il Borgo con i carri armati ed i Villaggi con postazioni di armi pesanti.

Mamma Lucia Nel 1944, rifulse in città la figura di Lucia Apicella, conosciuta come Mamma Lucia, un'umile straordinaria donna, che, dedicandosi con materna pietà alla ricerca delle salme dei Caduti rimaste insepolte, contribuì in modo notevole alla pace e alla riconciliazione fra i popoli.Nonostante l'odio e la violenza con cui i tedeschi si comportarono con la popolazione italiana e cavese dopo l'8 settembre, Mamma Lucia si distinse per la sua estrema fede e carità. Song' tutt' figl' 'e mamma (sono tutti figli di una madre), era la semplice, ma lapidaria risposta a chi le diceva di lasciar perdere, di non sprecare tempo e denaro, ma soprattutto di non correre rischi per via degli ordigni inesplosi, soltanto per dare una più degna sepoltura a dei soldati tedeschi morti in combattimento. Si narra, ma l'episodio non è mai stato accertato, che un noto antifascista del posto, a seguito di pressioni dai vertici del suo partito, si sia recato un giorno, in casa della donna per farla smettere con quella "pietà" verso i tedeschi. La cosa poteva essere fraintesa e creare così una vera e propria grana politica. Sembra che dal colloquio l'uomo sia uscito assai turbato, e che abbia poi confidato ad un suo stretto collaboratore: "Quella lì, è una santa!". Lucia Apicella, raccoglieva e ricomponeva anche i resti dei caduti anglo-americani, anche se questi erano in numero minore. Ne seppellì più di ottocento: non faceva differenza di divise o di bandiere, davanti alla morte.Il Comune di Cava de'Tirreni ha intitolato a lei la piazzetta della frazione Sant'Arcangelo, chiamata appunto piazzetta Mamma Lucia, e nel 2007 ha istituito il Premio Mamma Lucia alle donne coraggio, che ogni anno viene attributo a donne che si sono particolarmente distinte in Italia e nel mondo, per il loro esempio di vita, per l'impegno per la pace e la difesa dei diritti dei più deboli.

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