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Un itinerario al mese.............segue

09.11.2010

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture religiose

Duomo di Cava de' Tirreni: nel 1517 iniziò la costruzione del Duomo, che fu aperto nel 1571. Gravemente danneggiato dal sisma del 1980, è stato riconsegnato alla cittadinanza negli anni novanta.
Santuario francescano di San Francesco e Sant'Antonio: I francescani, quando accettarono nel 1450 la donazione del suolo dove, a partire dal 1942, furono eretti la chiesa e il convento, mostrarono un notevole acume nella scelta di un luogo con buone prospettive di sviluppo: il loro Ordine si insediava spesso in zone destinate ad una futura espansione. Nel XVI secolo essi ospitarono riunioni del parlamento comunale e, non a caso, chiesa e convento erano tra gli ambienti più amati e abbondavano di stemmi della città: vi era anche la tradizione che il sindaco e gli eletti si riunissero lì per la prima volta la domenica delle Palme e ottenessero una solenne benedizione. La chiesa, consacrata nel 1544, un tempo dedicata a Santa Maria di Gesù e oggi a san Francesco d'Assisi e sant'Antonio di Padova, ha subito più volte danni, causati da vari eventi bellici e naturali. Il terremoto del 1980 l'ha quasi rasa al suolo: si sono salvati la facciata assieme al campanile del 1571, che sfiora i 36 metri di altezza, la zona del transetto e la sacrestia con gli affreschi del Cinquecento attribuiti a Belisario Corenzio.
Il santuario è stato ricostruito in questi anni grazie alle donazioni dei fedeli ed è stato consacrato il 14 marzo 2009, con la solenne riapertura al pubblico dell'intero corpo centrale della chiesa principale. Nel transetto è un altare marmoreo del XVIII secolo; varie opere scultoree cinquecentesche di ottima fattura; un coro ligneo del 1534 opera di Giovan Marino Vitale; un potente organo Tamburini del 1960. Nella navata si conserva il monumento funebre del 1668 del generale Pietro Carola; sulla facciata principale, invece, si possono ammirare il portale e i battenti lignei del 1528, realizzati da Giovan Marino Vitale e Marcantonio Ferrari.
L'antico convento cinquecentesco fu requisito dallo Stato italiano nel 1866; l'attuale convento, progettato dall'ingegner Giuseppe Salsano nel 1931, ospita l'allestimento di un celebre presepe con molti pastori ottocenteschi, opera dello scultore cavese Alfonso Balzico, ed è dotato di ambienti adibiti a biblioteca, con antichi volumi e preziose opere d'arte.
  • Badia della Santissima Trinità: l'abbazia fu fondata nel 1011 dal monaco eremita benedettino Alferio Pappacarbone, che fu proclamato santo nel 1893 insieme con gli altri tre primi abati, Leone, Pietro e Costabile.
    L'attuale facciata risale alla seconda metà del '700. La cupola, il coro e la traversa furono affrescati nell'800 da Vincenzo Morani. Rivestono interesse artistico l'ambone con mosaico del XII secolo; due bassorilievi rinascimentali raffiguranti san Matteo e santa Felicita; l'altare seicentesco in marmi policromi della Cappella del Sacramento; la grotta di Sant'Alferio con l'urna che ne custodisce le reliquie e resti di affreschi parietali del XIV secolo; la sagrestia, cui si accede da un portale rinascimentale, arredata con stigli del '700; il chiostro romanico (XIII secolo), ornato da sarcofaghi di epoca romana; la vasta sala adibita a museo; la biblioteca, che custodisce più di 50.000 volumi, con numerosissimi incunaboli ed importantissime edizioni cinquecentine; l'archivio, che contiene preziosi codici e manoscritti, più di 15.000 pergamene e una considerevole quantità di documenti. Il testo integrale dei documenti datati dal 792 al 1065 è pubblicato nei volumi del Codex Diplomaticus Cavensis. Una vasta sala del XII secolo è adibita a museo e custodisce: una Madonna con Santi, tavola senese del XV secolo; un cofanetto d'avorio dell'XI secolo; un polittico di scuola raffaellesca, attribuito ad Andrea Sabatini; tele di pittori caravaggeschi; numerosi reperti archeologici; una collezione di monete, completa ed ordinata delle zecche longobarde e normanne di Salerno; maioliche abruzzesi e vietresi; codici miniati.
 
  • San Pietro: la chiesa, dedicata agli apostoli Pietro e Paolo, detta comunemente di San Pietro a Siepi, risale all'XI secolo ed è tra le più importanti e meglio conservate. Rifatta nel '700, presenta nella facciata lineare un portale del 1710 con affreschi laterali. All'interno si ammira un soffitto a cassettoni, risalente al XVIII secolo, e, nella cappella a destra dell'altare maggiore, un Crocifisso datato 1689, realizzato dallo scultore Giacomo Colombo. Nelle cappelle laterali si notano alcune sculture e vari stemmi gentilizi; nella sacrestia si conservano bassorilievi in marmo di pregevole fattura, opera, nel XVI secolo, dello scultore cavese Ambrogio della Monica; nelle stanze attigue un museo contiene opere di grande pregio.
  • Santa Maria del Quadruviale: chiamata così perché situata nei pressi di un quadrivio. La cinquecentesca facciata e il campanile a sei ordini con il cupolino ricoperto di maiolica, arricchito di elementi scultorei, rappresentano un valido esempio di quell'architettura rinascimentale, opera dei noti mastri muratori de "La Cava". Edificata intorno al 1383, prese la forma attuale alla fine del '500. Attiguo è l'oratorio dell'omonima congregazione, con stalli lignei e soffitto finemente dipinto. Nei locali sottostanti vi era anche un ospizio per i pellegrini, poiché nei pressi passava l'importante Via Maggiore. Ancora oggi si possono ripercorrere tratti di quell'antica strada, per raggiungere da qui Salerno valicando i monti.
Architetture civili
Centro storico di Cava: il borgo originario, nucleo della città di Cava, è caratterizzato dai portici che si snodano lungo tutto il corso, accompagnando lo shopping cittadino e la vita notturna.
 
  • Borgo Scacciaventi: la parte più antica del centro storico, è caratterizzato da residenze storiche quattrocentesche e settecentesche, di architettura barocca, durazzesca e tardocatalana.

    Il porticato è sede di commercio e di artigianato, e animato di sera da pub, american bar e ristoranti.

  • Palazzo di Città di Cava de' Tirreni (ex Teatro G. Verdi): il progetto del teatro di Cava fu elaborato dall'architetto Lorenzo Gelanzé poco dopo l'abbattimento del precedente teatro, avvenuto nell'aprile 1860. A causa di stime sbagliate sul costo dell'opera, il costruttore dell'epoca, Andrea Maddaloni di Napoli, bloccò i lavori e, nonostante dal lato giuridico i cavesi avessero ragione, motivi umani e morali militavano a favore dell'appaltatore, il quale aveva già speso il doppio dei 10.822,60 ducati (45.994,90 lire) che sarebbe dovuta costare l'opera. Fu così che la Corte d'Appello di Napoli, al contrario del Tribunale di Salerno, diede ragione al costruttore e, solo dopo anni di immobilità, il 26 ottobre 1875, l'architetto Fausto Niccolini presentò un nuovo progetto con un preventivo di Lire 52.956 ed i lavori furono ultimati il 2 ottobre 1878. La denominazione di "Teatro Municipale" che splendette sul frontone nel giorno dell'inaugurazione, avvenuta nel 1879, fu mutata in Teatro Verdi alla morte del grande musicista, nel 1901. Poi le cose peggiorarono: al "Verdi" per vari anni toccò la sorte dello stivale di Giuseppe Giusti, e per poco non divenne bivacco degli squadristi, quando fu concesso al Fascio locale per esercitazioni. Ultima degradazione: il freddo lenzuolo del cinema muto al posto del pittoresco sipario. Dopo alcuni anni esso fu trasformato nella nuova sede del Comune.
  • Monte Castello con il Castrum S. Adjutoris: oggi teatro di una delle più celebrate feste cittadine, domina la vallata di Cava de' Tirreni.
Incerta è la data di nascita del Castello, ma essa fu anteriore al Mille, essendo menzionato nei noti diplomi di donazioni alla Badia del 1035 e del 1058. L'importanza strategica della collina su cui sorge il castello, posta a cavallo delle due strade che conducevano a Salerno, non sfuggì ai Principi Longobardi, i quali, perciò, vi edificarono una fortezza, che dovette essere un bell'esemplare di architettura militare nella quale i discendenti di Alboino si distinsero. Per renderla più efficiente, la fecero caposaldo di una serie di torri, terrapieni e mura che, attraversando le localita Serra, Borrello e Campitello, si attestava ad Arco, per dove passava la "via Maggiore". Questo schieramento difensivo fu prima denominato "Castrum Salerno", poi "Castrum Sancti Adiutoris", dal Santo che aveva dato il nome alla plaga circostante. Ma fin dal 1500 prevalse il termine generico di "Castello".
Montecastello
Quale importanza acquistasse il caposaldo con le sue propaggini lo prova il fatto che il diploma di Gisulfo I, col quale tutto il territorio della valle metelliana veniva concesso in feudo al Monastero della Santissima Trinità, faceva eccezione della fortezza di Sant' Adiutore: excepta fortelitia dicti castri. Ovviamente il Principe lo volle conservare nella sua dipendenza per la difesa della strada principale che conduceva a Salerno ed anche perché la zona costituiva un'importante posizione militare. Infatti, la rocca fece buona guardia e portò un contributo non indifferente a quel periodo di pace e di sicurezza di cui godette il travagliato Principato di Salerno, in seguito alla Battaglia di Garigliano del 912, com la quale perdettero di virulenza o cessarono le incursioni dei Saraceni.
Degna di ricordo è poi la partecipazione valida ed efficace alla guerra combattuta, nel 1527, fra Carlo V e la Lega Papa-Veneziani-Francesi. Quando il Capo della Lega, Valdemont, sbarcato a Salerno, tentò di passare per Cava per andare a Napoli, che era sguarnita di forze essendo assente Carlo V, i cannoni del Castello e i 500 archibugi cavesi impedirono il passaggio. Poi i Cavesi rioccuparono Salerno. Questo aiuto fu ricordato a Carlo V con queste parole: "Cum, anno praeterito 1527, hostes Vestrae Caesareae Maiestatis, navali expeditione Civitatem Salerni, invaserunt, homines et cives ipsi viriliter pugnaverunt, morte et vulneribus multorum, quod fuit causa ne hostes procederent".
Il Castello, erroneamente ritenuto caposaldo dell'artiglieria tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale, venne raso al suolo dal lancio di bombe da parte di cacciabombardieri anglo-americani.
Dal Castello, ogni estate, avviene un eccezionale spettacolo pirotecnico con cui si chiude la Festa di Montecastello in ricordo del miracolo che, nel 1656, salvò Cava dalla peste.
Aree naturali
Cava de' Tirreni è collegata ai villaggi ed ai casali della Valle Metelliana da strade comode adatte per le escursioni naturalistiche. Nel corso dell'anno vengono organizzate anche passeggiate di gruppo, attraverso la Valle di San Liberatore, il piccolo villaggio di Croce, l'Annunziata, Santa Maria a Toro, la Pineta "La serra", Arco, Borrello, Campitello, Sant' Anna, l'eremo di San Martino, le Grotte del Bonea, il Santuario di Maria Santissima Avvocata sopra Maiori e la Costiera Amalfitana).
  • Parco naturale Diecimare: in gestione ai comuni di Cava de' Tirreni, Baronissi, Mercato San Severino ed al WWF, si estende per 444 ettari, includendo i rilievi di Monte Caruso, di Forcella della Cava (852 m s.l.m.), parzialmente di Poggio e Monte Cuculo e il Montagnone. Il parco si caratterizza per due distinte aree geologiche: l'area di Monte Caruso (calcari) e quella di Forcella della Cava (dolomie e calcari dolomitici).
Tradizioni e folclore
Festa di Montecastello
Una delle più importanti manifestazioni religiose e folcloristiche della città di Cava de' Tirreni, è la "Festa di Montecastello". Essa ha luogo ogni anno dal 1656, anno in cui la città e la popolazione cavese furono devastate da una cruenta pestilenza.
La storia tramanda che i parroci della frazione Annunziata, nell'ottava della Solennità del Corpus Domini, organizzarono con i fedeli una processione, portando il Santissimo Sacramento dalla chiesa fin sul Monte Castello; dalla collina che sovrasta la vallata metelliana, fu invocata la benedizione di Dio sulla città e sui cavesi. L'epidemia finì, ed i cavesi in segno di gratitudine per la grazia ricevuta rinnovano ogni anno, da secoli, il rito della processione.
Accanto all'aspetto religioso, nel corso degli ultimi anni, la festa si è arricchita di altri riferimenti storici e folkloristici, come la rievocazione storica della tragica pestilenza con una rappresentazione in costumi d'epoca, e la sfilata lungo le strade cittadine dei gruppi pistonieri (detti anche trombonieri)

, con la benedizione sul sagrato della Cattedrale. Uno dei principali simboli della Festa di Montecastello è infatti costituito dal pistone: un'arma del XVI secolo (conosciuta anche come archibugio). L'arma, nei secoli, ha perso la sua identità come strumento di guerra diventando invece strumento di "gioia": i cavesi sono soliti esplodere colpi a salve dal Monte Castello per celebrare la festa e la cessazione della pestilenza. Anche i gruppi di sbandieratori, con le loro divise d'epoca ed i giochi di bandiera rallegrano le giornate della festa.

Le celebrazioni sono concluse ogni anno con uno spettacolo pirotecnico dal Monte Castello, molto apprezzato dalla popolazione.
Non ultimo, l'aspetto della tradizione culinaria, con alcuni piatti tipici che le famiglie cavesi sono solite consumare durante la festa: milza, soppressata, melanzane con la cioccolata, pastiera di maccheroni (la frittata di pasta napoletana), accompagnati da vino di produzione locale.
Disfida dei Trombonieri
Ogni anno ai primi di luglio viene ricordato, con una manifestazione folkloristica in costume d'epoca, un evento storico che vide coinvolta l'intera città per la difesa della propria libertà demaniale: la battaglia di Sarno.
Il 7 luglio 1460 Ferrante I d'Aragona, che all'epoca regnava sui territori di Napoli, nel corso di una battaglia in località Foce (nei pressi di Sarno), per una errata manovra fu accerchiato dagli Angioini. Il re aragonese fu salvato dall'intervento di genti d'arme, "provisionati" e "coscritti", della Città della Cava, capeggiati dai Capitani Giosuè e Marino Longo: i cavesi, giunti a Foce di Sarno, discesero dal monte ed attaccarono gli Angioini che, sorpresi e non potendo determinare l'entità dell'attacco, furono costretti ad arretrare, concedendo a re Ferrante la possibilità di aprirsi una via di fuga verso Nola e quindi Napoli.
Il 4 settembre 1460 il sindaco della città, Onofrio Scannapieco, chiamato dal re Ferrante alla corte di Napoli, ebbe in dono, in segno di gratitudine, una pergamena in bianco: con essa l'Università de la Cava avrebbe potuto richiedere al sovrano ogni genere di concessione. Poiché nulla venne richiesto, il 22 settembre 1460 il Re, "motu proprio", concesse alla città il titolo di Città fedelissima e allo popolo cavajuolo cospicue guarentigie, quale l'esenzione dal pagamento, in tutto il reame, di ogni tipo di gabella, sia nel vendere che nell'acquistare, oltre il pregio di integrare con le armi Aragonesi (due pali rossi in campo giallo) lo stemma della città e la sovrapposizionne allo stesso della corona regale. La Pergamena Bianca, rimasta immacolata, tale si conserva ancora oggi negli archivi del Palazzo di Città di Cava de' Tirreni.
La rievocazione prevede che gli 8 gruppi di trombonieri, divisi nei 4 distretti della città, si sfidino con batterie di spari di pistoni (meglio conosciuti come tromboni, archibugi dalla canna più corta e svasata all’estremità in modo da somigliare ad una tromba) in quella che viene denominata "La Disfida dei Trombonieri". I trombonieri sfilano, nelle loro imponenti uniformi, in un corteo che si snoda per il centro storico della città, accompagnati dagli abilissimi sbandieratori (tra i più noti ed esperti del mondo), per poi raggiungere il campo di gara: lo stadio "Simonetta Lamberti". Qui i concorrenti si cimentano, un gruppo alla volta, in batterie di sparo davanti ad una giuria di esperti che valuta la velocità di caricamento, la precisione e lo stile dei concorrenti, secondo un rigoroso e dettagliato regolamento. Alla fine della Disfida vengono consegnati i premi "Città Fedelissima" e, soprattutto, la leggendaria Pergamena Bianca, che il Casale vincente conserverà fino all'edizione successiva.
Biblioteche
  • Biblioteca comunale Canonico A. Avallone - viale Guglielmo Marconi,154
  • Biblioteca Monumento Nazionale Badia Di Cava - Via Morcaldi, 2 (Corpo di Cava)
Musei Museo della Badia Benedettina della SS. Trinità di Cava - Via Morcaldi, 6 (Corpo di Cava)
  • Museo della chiesa di Santa Maria del Quadruviale - Via Quadruviale, 1 (fraz. S. Pietro)
  • Museo della chiesa di San Pietro a Siepi - Largo Mons. Genovese (fraz. S. Pietro)
  • Museo di Arti e Mestieri di S. Lucia - Fraz. S. Lucia
Arte Galleria Civica di Cava de’ Tirreni - ex Convento Santa Maria del Rifugio - piazza San Francesco
  • Chiostro - ex Convento S.Maria del Rifugio - piazza San Francesco
  • Sala Espositiva Comunale - corso Umberto I, 167
  • Foyer Sala Teatro Comunale - corso Umberto I, 153
Eventi
Festeggiamenti in Onore del SS. Sacramento - Festa di Montecastello - Ottava del Corpus Domini.
  • Notti al Castello - nello scenario del Castello di Sant’Adiutore, evento storico, culturale, artistico e gastronomico con il mix di arte, teatro e musica - secoda quindicina mese di giugno.
  • Notte Bianca - Tutta mia la Città - La notte dei ricordi. Per le vie della città il 5 gennaio.
  • I grandi della pittura moderna - Galleria Civica di Cava de’ Tirreni - ex Convento Santa Maria del Rifugio. Mostra annuale divisa in due semestri con due artisti.
  • Premio Mamma Lucia - Premio internazionale alle donne coraggio. Aula Consiliare Palazzo di Città. Mese di marzo.
  • Le Nozze di Florinella - avvenute nella Città de La Cava il 7 novembre 1423. Borgo Scacciaventi. Prima settimana di novembre.
  • Festa della birra- musica divertimento e birra organizzata da UNITI PER CAVA.
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